Le Memorie di John P. Hammond

Premessa
Uno dei grandi pregi del videogioco Trespasser è la storia, scritta in modo impeccabile da Austin Grossman. Ovviamente, lo scrittore non si è dedicato esclusivamente agli eventi che hanno portato Anne - la protagonista del gioco - sul Sito-B. Infatti, percorrendo i livelli del gioco, si può partecipare ad una incredibile raccolta di racconti narrati da Sir Richard Attenborough, che nei film di Jurassic Park ha interpretato John Hammond, e che in Trespasser è tornato per donare alcune deliziose informazioni sulla vita dell'anziano miliardario, sul suo sogno e sul passato tumultuoso della InGen.
I racconti sono incredibilmente suggestivi, e la performance dell'attore ne fa una vera chicca per gli amanti dei film della serie. Purtroppo però, a causa della scarsa popolarità ottenuta dal gioco, i fatti narrati da Hammond nel videogioco sono sconosciuti a molti. Nel nostro paese in particolare, visto che il gioco non disponeva di una traduzione italiana, cosa che ha contribuito inevitabilmente a rendere poco comprensibili (e noiose, per alcuni) le parole di Hammond.
Per rimediare a questa mancanza, vi presentiamo con orgoglio la traduzione dei racconti di John, che chiamaeremo "Le Memorie di John P. Hammond", esattamente come hanno fatto altri siti stranieri, che si sono imposti la missione di archiviare questo materiale. Sempre seguendo l'esempio dei siti internet stranieri, abbiamo deciso di suddividere in 11 capitoli (10 base, più uno bonus).
Attenzione: gli eventi narrati in questo articolo raccontano la storia della InGen, tuttavia è opportuno non prendere per oro colato tutto ciò che leggerete in seguito. Questo perchè, nonostante il gioco Trespasser sia ispirato ai fatti dei primi due film della saga cinematografica, per certi aspetti non si dimostra affine ai dati ufficiali delle pellicole di Spielberg. Alcuni esempi possono essere le specie dei dinosauri, che sono diverse da quelle dei film, oppure la forma e la geografia dell'isola, che variano pesantemente dal Sito-B che vediamo nei film. In più si tratta di una traduzione in parte arrangiata secondo i termini più comuni della lingua italiana, il contenuto potrebbe dunque variare sensibilmente dal testo originale. Alcune delle affermazioni di Hammond, tra l'altro, non coincidono perfettamente con le prove scientifiche reali relative ai dinosauri descritti.
Buona lettura!
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Capitolo 1: John Parker Hammond
Il mio nome è John Parker Hammond. Sono nato il 14 marzo 1928. Quello che segue è una registrazione degli eventi ai quali ho preso parte tra l’anno 1980 e l’anno 1997, su un’isola che io chiamerò, il Sito B. Il Sito B non sarebbe diventato un parco a tema, ma un centro di ricerca. Qui fu dove compiemmo il vero lavoro.
Nel 1989, l’International Genetic Technologies portò a termine il suo progetto di ricreare geneticamente i dinosauri. Fu una realizzazione senza precedenti, il successo più grande della scienza del ventesimo secolo; un lavoro da paragonare alle scoperte di Galileo o di Einstein.
Ma non fu tutto così facile o tutto così semplice, come sembrava. Raramente ascolterete la vera versione di questi eventi...
Cosa successe al posto dove il mondo cambiò? Come iniziò tutto? Quali furono le ragioni? Quale fu il costo?
Capitolo 2: Il Concepimento del secolo
Un premio Nobel o un impero finanziario attendono da qualche parte in una stanza scura, in uno sporco edificio derelitto, in qualche posto del Pacifico. Fu la fioritura di un’ambizione nata cinquanta anni prima. Cinquant’anni di lotta fino a questo. Quando ero piccolo, sognavo di un tempo dove l’intero mondo era coperto di un’antica foresta. Grandi predatori cacciavano nella fredda oscurità, sovrastando il silenzio di enormi querce e sequoie.
Lasciai casa a quindici anni, con la romantica idea di trovare fortuna. Mi ricordo il treno che correva verso sud; nei miei vestiti migliori, mangiando una mela, l’intero mondo dietro di me. Quando arrivai a Londra, non trovai né fortuna, né educazione, né connessioni. Niente. Il misterioso John Hammond: misterioso impresario, multimilionario, gioviale scienziato pazzo.
Un’idea mi tenne sveglio una mattina a New York, e quasi non la scrissi. Cosa sarebbe successo se una zanzara avesse succhiato il sangue di un dinosauro, cento milioni di anni fa? L’insetto verrebbe poi coperto dalla resina, che in millenni, diventerebbe ambra. L’insetto sarebbe preservato perfettamente. Qui viene il bello, e se anche il sangue di dinosauro fosse preservato così bene? Il sangue ne conterrebbe il DNA, una lunga spirale di codice genetico. ABRACADABRA!
La luce del sole attraversava l’aria pesante nell’ufficio di Norman e io ero sdraiato su di un solido tavolo di quercia, dopo aver delineato i miei piani per la International Genetic Technologies. Il primo obiettivo fu il recupero di materiale genetico: acquisire ambre del cretaceo o del giurassico, estrarne il DNA conservato e assemblare nuovamente la sequenza completa. “Costruirci il Giaciglio” lo chiamammo. Non badai a spese, né permisi alcun fallimento. Se ce l’avessimo fatta, la InGen technology sarebbe entrata nella storia. Pianificammo di conquistarci il potere del tempo sulla vita, il potere di cancellare l'estinzione. Avrebbe cambiato le nostre vite, così profondamente e così irrevocabilmente come la bomba atomica.
Capitolo 3: Arrivo a Isla Sorna
Isla Sorna. Il Costa Rica giace ad est, una tranquillo vicino, e ad ovest il mare aperto e le vie navigabili del pacifico.
1981. Balzai fuori dall’elicottero, già iniziando a sudare e guardando verso la lussureggiante foresta, le foglie bagnate. Una foresta così selvaggia, così sconosciuta che non è stata mai vista da nessun umano fin dai grandi cacciatori del primo Pliocene. La foresta odorava di foglie bagnate, terra umida, e legno in putrefazione. Le camere e gli strumenti di misurazione sismica erano in casse gialle; le scaricarono tutte tra la polvere prodotta dalle pale dell’elicottero. Poche settimane dopo partimmo, raggiungemmo la vetta più alta per allestire un collegamento satellitare provvisorio. Andammo lì con l’elicottero. Giovani tecnici si gettarono sui piatti mentre il vento ululava.
In Maggio arrivarono le piogge, l’odore della giungla era ovunque. Le liane della giungla penzolavano sopra di noi, c’era un silenzio irreale. Da lontano potevo sentire il motore di una jeep. I veicoli da safari standard della InGen. Viaggiando verso sud, lungo la costa, l’aria diventava sempre più umida e pesante. Metallo e calcestruzzo marcivano sotto la pioggia e il sole cocente.
Una piantagione di caffè ormai fallita del 1860. I terreni erano marcati da muri di pietra, e ad ovest, le rovine di una casa nella piantagione ancora reggevano. L’edificio seguiva uno schema che potevo capire solo vagamente, marcando le stagioni nell’anno lunare, e i movimenti delle stelle.
Il cielo a mezzogiorno non si poteva paragonare a nulla del clima europeo; caldo, aria tropicale, un nuovo mondo. Nella pianura il caldo era straordinario, come un solido muro. Balzai fuori dalla jeep e mi stirai le gambe. Le due guardie rimasero vicino alle ruote e solo per un istante stetti da solo, senza protezioni, nel Giurassico. Sentivo le correnti attorno a me, avvertendo un singolo fruscio tra gli alberi. Ero in piedi sul bordo della rupe, con il vento che mi scorreva tra i capelli. Era proprio come trovarsi in una mattinata del primo Giurassico.
Capitolo 4: Dove giacciono i nostri segreti
1982. Robert Muldoon lo conoscevo già. Dennis Nedry lo trovai a Cambridge e, a dispetto della sua idiosincrasia, era anni luce avanti rispetto alla sua concorrenza. Dennis era un hacker fantastico; fece lui stesso le chiusure per le sue porte. Le sue decorazioni in ufficio erano abbastanza inusuali alle regole della nostra compagnia. Henry Wu era un figlio unico dall’Ohio, un prodigio. Ottenne presto l’attenzione accademica per il lavoro che svolse nella sua tesi all’MIT. Il laboratorio del dottor Wu era un mistero per me. Non finii mai la scuola. Avevo un’idea della scienza molto infantile: provette, esplosioni e miracoli. Il laboratorio principale e gli edifici amministrativi erano i luoghi dove facemmo le nostre scoperte, dove si compiva il vero trucco magico. Quando vennero per rivelare i nostri segreti, andarono subito lì. Era strano muoversi dai campi, dal sole cocente, che sporcava i nostri polsini, alla fredda, sterile oscurità dei laboratori. Le delicate provette dei preservanti chimici, la freschezza e la sicurezza della camera sterile, il rituale giornaliero della decontaminazione. La centrifuga lavorava giorno e notte - la lenta alchimia della replica genetica. Il fluido pulito produceva uno strato nuvoloso di filoni di DNA. Lavorammo di notte, a volte sentendo come se l’intera terra fosse stata spazzata via, lontano dal sole, lasciando solo oscurità, il lavoro, e il pensare senza sosta al passato. Le tastiere sferragliavano di mattina, digitando intere file di verdi schermi CRT che raccoglievano dati genetici.
Tre nostri Cray X-MPS scrivevano i dati più velocemente di ogni centro computer in America. Il Sito B era completamente centralizzato e controllato al computer, lo stesso design che divenne il tallone di Achille di Jurassic Park. Diagnosi, comunicazioni, sicurezza, tutto veniva comandato attraverso il computer. Di conseguenza la sua sicurezza era fondamentale, la più controllata dell’isola. Due tecnici tedeschi furono accusati di cospirare contro di noi per rubare dei materiali di ricerca molto importanti. Pianificarono di penetrare nella banca dati del computer principale e di rimuovere alcuni dati conservati lì. Nessuna prova fu mai trovata.
Capitolo 5: Costruirsi il Giaciglio
Erano gli ultimo giorni di ricerca genetica e a quel punto niente era certo. Era lì il DNA? Saremmo riusciti a riportarlo fino a noi, intero? In una calma stanza chiusa, l’estinzione delle specie, la storia della vita sulla terra, sarebbe stata ribaltata metodicamente.
Erano le 3 di mattina. La stanza era piena di lattine di soda, e per un centesimo di secondo lanciammo la sequenza di estrazione. Mentre Nedry digitava, il mondo sembrava trattenere il respiro, e per un momento, rimanemmo a cavallo tra il punto dove due grandi ere planetarie si sovrapponevano: il milione di anni del regno umano e l’era dei dinosauri. “Dennis? Che cosa stiamo aspettando qui?” Per tutta la vita ho cercato qualcosa di grandioso, qualcosa di straordinario. E ad un certo punto… si aprì. Il codice era corretto. Le barriere del tempo per un istante… si erano aperte. Nedry e io guardavamo il monitor, vagando indietro nel tempo, attraverso 65 mila secoli. Iniziai ad avvertire solo allora la serietà del nostro lavoro, e come il “Giaciglio” fosse così profondo. Questa era vita proveniente da 65 a 100 milioni di anni prima dell’umanità. La più grande scoperta del ventesimo secolo.
Capitolo 6: I dominatori dell'isola
Costruire la città fu duro. I costruttori Costaricani erano persone competenti, ma dovevano essere trasportate, nutrite, bisognava dar loro una casa, e vincolarli al silenzio. I biotecnici erano ricompensati per la vita in esilio: paghe eccellenti, case lussuose. Dennis volle poter passare molto tempo al computer e i soldi, Henry volle poter vedere spettacoli d’arte. Questi erano l’elite, che potevano andare a lavorare ovunque; dovetti portarli io lì. Lasciati a loro stessi, la facilità con la quale dovevano svolgere il loro lavoro li fece lavorare al minimo, e il sistema di sicurezza utilizzava poca energia. Poteva essere sostenuto da solo per molto tempo. Una password ci permetteva di accedere alla valle e alla stazione e al generatore oltre questa. In undici mesi il sito B divenne il più imponente centro di ricerca del mondo. Non eravamo né l’unico business genetico in America Centrale, né il più pericoloso. Nel 1983 ottenemmo 13 nuovi brevetti.
Novembre, 1983. Testammo la fertilizzazione e le macchine di fecondazione artificiale. La mia mano tremava mentre toccava il piccolo contagocce. Una goccia, due gocce – ecco! Il genio venne fuori dalla lampada. Il raptor prendeva forma dentro l’uovo e lo guardai attraverso il monitor ad ultrasuoni. Sembrava un fantasma, oppure una nuvola di fumo. Non tutte le specie originali sopravvivevano, alla fine solo poche di loro videro il nuovo mondo. Queste divennero dominanti:
Il Brachiosauro, la più antica tra le nostre creazioni, di 50 milioni di anni. L'unica nativa del Giurassico. Una delle più grandi creature che fosse mai vissuta sulla terra, il Brachiosauro si muoveva come un pianeta tra le specie più piccole.
Il Tyrannosaurus rex – la lucertola tiranno. Hanno regnato per 25 milioni di anni; noi ne abbiamo ricreati sette, i sette dominatori dell'isola. Al contrario di quanto sostengono in molti, il Tirannosauro non era uno spazzino specializzato. Abbiamo misurato la sua velocità massima in corsa, 50 chilometri orari.
Il Triceratops, insieme al T.rex fu
uno degli ultimi dinosauri che vissero sul nostro pianeta.
L’Albertosaurus, un solitario, veloce e forte predatore, espandeva i suoi domini tra i sette Tirannosauri e le tre tribù di raptor. L’Albertosaurus cacciava in campi aperti come i leoni del Serengeti.
Velociraptor, piccoli teropodi nativi della Cina e della Mongolia. Cacciatori in branco, piuttosto feroci e intelligenti. Creammo e liberammo il primo raptor il 22 Aprile del 1985. Vagò per i campi e si fermò vicino a un muro per quattro minuti e 22 secondi, prima di sentire un rumore, che lo mandò verso dei cespugli. Il raptor si diresse verso il tramonto. Era come ubriaco, nervoso, muovendosi con cautela verso i pericoli delle paludi giurassiche. Il raptor si guardò intorno, vagamente conscio del fatto di essere lì, non realizzando di non essere più il predatore dominante della terra. Per quattro mesi lo monitorammo mentre lui mangiava nella foresta a sud. Non scoprimmo mai perché crebbe così tanto. Nell’estate dell’88, inizio a muoversi verso nord.
Nella giungla, nella foresta e nelle montagne, tre tribù di raptor marcavano il territorio.
Gli Albertosauri e i sette T-Rex scelsero i loro territori; Confini immaginari attorno a foreste, torrenti e stagni. La terza tribù di raptor scelse come territorio la montagna, snelle e migliori zone di caccia; lì vivevano uccelli ed enormi lucertole. Noi contrassegnammo gli animali più pericolosi con dei collari radio che trasmettevano un segnale di pericolo, e un lavoratore portava piccole scatole che suonavano una musichetta quando uno di questi si avvicinava, a quel punto sarebbero entrati nel panico scappando terrorizzati. Nel 1987, il primo di loro raggiunse la stazza massima. L’ecosistema di un’altra era aveva trovato il suo equilibrio.
Capitolo 7: Espansione del Nuovo Impero
1988. Lavoratori dal Costa Rica erano i pochi concreti supporti per la monorotaiache andava da nord a sud. Nell’inverno iniziammo a costruire le fondamenta degli edifici per il transito elevato che avrebbe unito ogni parte dell’isola. Grandi torri si stagliavano lungo la vegetazione della giungla. I piloni correvano per chilometri, uno ogni cento metri o giù di lì. Feci costruire quelli per ultimi. Essi andavano dalla foresta orientale alla valle, prima di scendere giù lungo le pianure. Curvavano dalle basi più a sud. L’Atherton Causeway avrebbe portato i visitatori da nord alle spiagge a sud. La Reception InGen. Pianificai che qualche giorno gli scienziati e i politici potevano essere i benvenuti qui.
Maggio, 1989. Abbiamo iniziato a piazzare le basi degli edifici nella spiaggia a sud per creare hotel adatti a uomini d’affari e scienziati. L’anno successivo, pensai, l’isola sarebbe divenuta piuttosto famosa. La spiaggia meridionale guardava verso l’oceano all’orizzonte, attraverso il Perù e l’Antartide più avanti. Il porto principale del Sito B. Nei moli si svolgeva la vera e propria vita del Sito B. L’ambra, i gusci di uova sintetici, e il mangime veniva tutto dalle coste dall’altro lato del Pacifico. Viaggiatori cinesi cantavano in un curioso e buffo falsetto, mentre scaricavano le uova sintetiche. L’odore di acqua salata e del gasolio. Gli alberi delle navi issati e levati; l’acqua schizzata a terra e subito scaldata. L’Emily era un rimorchiatore che era usato per trasportare i carichi più pesanti. Occasionalmente uscivamo per osservare i lavoratori, o per spazzare gli edifici per meglio favorire le operazioni. Era la fine del 1989, e come misura di quarantena presto diedi al governo la mia testimonianza. Lontano dal mare notammo che ogni tanto la guardia costiera americana osservava le nostre attività.
Capitolo 8: Il sogno infranto
Nel 1989 il parco era praticamente finito. I nostri finanziatori domandarono le approvazioni per il parco e io, ingenuamente, credetti che eravamo pronti. Il disastro del 27 agosto 1989 è ora molto ben noto e le conseguenze legali furono, come potrete immaginare, piuttosto costose. Ancora credo che Nedry abbia lasciato tutto se stesso e sia diventato un hobbit o dio sa cosa. Il 3 Ottobre 1989 mi sedetti su una panchina di legno, nella sala d’attesa a Washington D.C. Un’assistente del governatore mi fece alzare. Appena il mio nome fu letto, la sala divenne improvvisamente silenziosa. Camminai verso la porta. Mi chiesero informazioni, ma io non avevo spiegazioni da dare. Sono sicuro che avrete sentito il resto della storia in televisione o nei tabloid.
Bancarotta! Mi sdraiai contro il muro, con l’intero corpo tremolante. Lasciai andare la tazza, che si ruppe a terra. La lasciai lì, ce ne saremmo andati subito dopo. Quando divenne noto che ero in bancarotta, i lavoratori semplicemente lasciarono stare i loro strumenti e se ne andarono. Appena ce ne andammo, vandalizzammo i nostri stessi meccanismi di chiusura. La InGen non avrebbe tollerato degli invasori. Gli edifici venivano spogliati di qualsiasi cosa di valore. I tecnici e i lavoratori si affollarono ai moli, avendo paura che sarebbero lasciati indietro quando la campana di sicurezza sarebbe collassata. Le guardie armate ci guardavano.
Posso ancora vederli, mentre si muovevano cautamente attraverso le stanze caotiche, guardando i loro stessi riflessi, leggendo le nostre registrazioni e leggendo i nostri files. Andammo via dalla città, salvi passando attraverso i cancelli principali: da sud a nord, da est a ovest e attraverso i laboratori. Passammo attraverso il cancello esterno per l’ultima volta. Guardai verso la finestra del mio studio, ricordando il semplice sistema che usavo per ricordare la password. Come Nedry, mi sentivo come se avessi dovuto lasciare una porta aperta alle mie spalle. Diedi tutto me stesso a questo strano, solitario sogno. Stetti da solo, maestro di codici e di mondi perduti, di calore e di freddo, e del sonno di milioni di anni.
Il concetto di “Mondo Perduto” è una sorta di mito scientifico, uno scenario evoluzionistico dove un ecosistema rimane preservato ed isolato. Il resto del mondo cambia, lasciando una piccola, fragile tasca dove le specie antiche sopravvivono.
Capitolo 9: Cacciatori cacciati
Ottobre, 1996. La direzione della InGen Corporation mi fu tolta per uno dei voti degli amministratori. Mio nipote schierò la sua squadra. I cacciatori atterrarono il 13 Maggio 1997, nella parte più sudoccidentale dell’isola. Molti di loro avevano lavorato nei miei parchi africani per anni. Non avevano mai avuto una chance di cacciare i dinosauri, che è un business abbastanza redditizio. Raccomando gli elicotteri, se ne avete. Pistole Lindstradt, fatte in Svezia, imbattibili per accuratezza e gittata. E dardi tranquillanti, fatti in America. L’effetto cambia con la massa corporea della preda, la sua temperatura e il suo umore. La frase “I risultati possono variare” è veritiera in questo caso. Il gruppo di cacciatori della InGen possedeva le password delle recinzioni perimetrali.
I cacciatori si lasciarono prendere dal panico, tutti i loro preparativi dimenticati. Solo un terzo del loro numero tornò al punto di raccolta.
Marden, A.S. – ancora mancante
Karamcheti, V. - ancora mancante
Sullivan, R.M. – ancora mancante
Lasalle, P. – ancora mancante
Van Holn, S. T. – di nuovo… ancora mancante
Lystrata, A.L. – deceduto
Non fui capace di trovare nessuna registrazione su Michael Sullivan, a parte la sola certezza che il suo volo proveniva da Port-au-prince, Haiti. La Salle era un discepolo di Roland; qualche volta un cacciatore di frodo, a volte un cacciatore specializzato. Un ex-poliziotto del Sud Africa, una sorta di… soldato di fortuna; conosciuto come “Il Maharaja” dai suoi seguaci, molto abile, ma che lavorava da solo. E’ stato sentito l’ultima volta con la radio mentre cercava di contattare la terra ferma dalla stazione di comunicazione. All’inizio incontrai Harold Greenwood, nel 1992; era un americano, presentatosi come uno dei berretti verdi. Mi ha posto un gran numero di domande a proposito delle disposizioni della InGen technology. Harry disse di essere un amico del mio figliastro, mi piaceva. Era amichevole, cortese. Greenwood mi portò una qualche specie di apparecchio elettronico che mi dissero essere stato costruito da lui stesso, basato su progetti trovati su internet.
Capitolo 10: Scrutando verso il passato
Il mio lavoro… il mio lavoro giace dove l’ho lasciato. Se c’è qualcuno abbastanza coraggioso e intelligente da riprenderlo e riacquistare il potere del tempo… sarebbe l’inizio di un nuovo impero. Mentre scrivo questo, il ferro si sta arrugginendo e rompendo a causa del vento o delle tracce degli animali. Legni marciti si trascinano attraverso l’asfalto. L’isola sta tornando alla sua forma originale, iniziando a cancellare tutte le nostre tracce. L’acqua sta allagando tutto. La tecnologia, il vero trucco di tutto questo, è ancora lì. In una stanza oscura, in un edificio vuoto con uno sporco pavimento aspetta la luce, l’origine di un nuovo Jurassic Park. La creazione è un atto di assoluta volontà, la prossima volta sarà impeccabile.
Nell’ultimo giorno, rimasi staccato dal resto della massa di fuggitivi. Gli elicotteri stavano atterrando. Dietro di me la giunga si faceva strada, e io vedevo che una selvaggia, prima era poteva ricominciare di nuovo.
“Andiamo figliolo, portaci via di qui!”
Capitolo Bonus: Il dischetto di Hammond
Alcune delle mie note personali sono state trasferite su dischetto.
La carità di Lord Darley, fu un evento sociale, 200 pounds a biglietto; un po’ di passi avanti per me, socialmente. Ero seduto con questa giovane donna molto carina. L’avrei voluta vedere al party serale. I capelli sul suo vestito, il modo con il quale esalava il fumo della sigaretta. Nella sua voce, e nella sua camminata c’era un mondo di grazia e sofisticata maniera che non avevo mai visto. Non mi ha risposto all’inizio, quindi gliel’ho chiesto di nuovo. Gli invitati mi hanno guardato con curiosità, e la luce delle candele mi sfocò la vista. Balbettai. Non ero certo su cosa avrei dovuto dire. Lei rise e sembrava calma. Mi disse di chiamarla di nuovo domani. Alle 2 di mattina la chiamai ancora una volta. Non era ancora arrivata a casa, né sapevano dove fosse. Non le avevo detto il mio nome. Non dimenticherò mai questo. Lo giuro, questa è l’ultima volta.
Incontrai un viaggiatore che veniva
via da un paese antico, e disse: due
grandi gambe di pietra, senza tronco, stanno
nel deserto. Vicino, sulla sabbia, mezzo
sepolto, c'è un volto smangiato, ma le sue
ciglia aggrottate, e il labbro corrugato, e
il sorriso obliquo freddo di comando
dicono che il suo scultore lesse
bene le passioni che calcate
sulla materia inerte sopravvivono
ancora alla mano che le finse
e al cuore che le nutrì.
Sul piedistallo queste parole appaiono:
il mio nome è Ozymandias, re dei re,
guardatele le mie opere, voi Potenti, e
piangete. Niente qui resta. Intorno al consumarsi
di questo colossale relitto, sconfinate, nude
le solitarie e uniformi vanno
stendendosi lontano.
Ozymandias di Percy Bisshe Shelley
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Articolo di Alberto "Cerbero" Amedeo.